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A
partire dall'anno 1997, in coincidenza col VII° Centenario della fondazione
della Cattedrale, il Capitolo e l'Opera di S.Maria del Fiore hanno voluto
riprendere un'antica tradizione fiorentina: la "festa de' Magi".
La prima menzione di questo sodalizio è in un documento del 1417, anno nel quale la Signoria della Repubblica decide di sovvenzionare "la compagnia de'Magi, che si riunisce nella chiesa fiorentina di S.Marco" dei frati domenicani. Risulta che della confraternita, negli anni d'oro della famiglia Medici, fecero parte tutti i suoi componenti, oltre che personaggi vicini ai signori di Firenze, come gli umanisti Cristoforo Landino e Donato Acciaiuoli, il poeta Luigi Pulci e, probabilmente, il letterato e canonico di S.Maria del Fiore Angelo Poliziano.
Ad
ulteriore dimostrazione della venerazione di casa Medici verso i Magi,
si può ricordare il celeberrimo ed allegorico viaggio e "cavalcata"
di questi personaggi, che Cosimo fece affrescare da Benozzo Gozzoli, nel
1459, nella cappella del palazzo di via Larga: vi compaiono i membri della
famiglia, compresi Giuliano e, probabilmente, Lorenzo. Inoltre, perfino
quando Cosimo si ritirava in S.Marco, egli era ospitato nella cella affrescata
dall'Angelico con le figure dei Magi; addirittura, pochi anni dopo, (1482),
il filosofo "mediceo" e canonico del Duomo fiorentino Marsilio
Ficino componeva il trattato "De stella Magorum".
Ogni
anno, (a partire, come si è detto, dal 1997) si svolge di nuovo
la "CAVALCATA DEI MAGI", che parte nel primo pomeriggio del
6 gennaio, solennità dell'Epifania, da palazzo Pitti; passa da
piazza della Signoria e giunge in piazza del Duomo, nella zona detta anticamente
"il Paradiso", fra la Cattedrale ed il Battistero.
Per
tutto il tempo natalizio fino alla domenica successiva all'Epifania, (festa
del Battesimo di Gesù), è visibile in Duomo un altro "Presepio"
voluto dal Capitolo e dall'Opera di S.Maria del Fiore a partire dal 1995:
in una capanna posta nella navata centrale ed ispirata all' "Adorazione
dei Magi" di Domenico Ghirlandaio, trovano posto undici figure in
terra cotta derivate da originali cinquecenteschi (di Benedetto e di Santi
Buglioni) e modellate dall'artigiano fiorentino contemporaneo Carlo Reggioli.
Nella notte di Natale, dopo la liturgia eucaristica solenne, l'Arcivescovo,
accompagnato dal clero di S.Maria del Fiore, vi depone simbolicamente
l'immagine del neonato Redentore.
"Ecco,
io faccio nuove tutte le cose", dice il Cristo nell'Apocalisse
(21,5). Il Quattrocento fiorentino ha spesso illustrato questa verità
collocando la nascita del Salvatore in mezzo a rovine antiche; altre volte,
come nella "Adorazione" del Ghirlandaio appena ricordata e conservata
nello Spedale degli Innocenti, in una capanna costruita sui resti di un
edificio classico, dai pilastri eleganti. |
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