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L'Opera di Santa Maria
del Fiore ha come suo compito istituzionale la conservazione e la valorizzazione
di un complesso monumentale che nel corso dei secoli è stato
continuamente arricchito ed abbellito dall'apporto delle opere di insigni
artisti.
Essere gli eredi di coloro che hanno commissionato il Campanile a Giotto e la Cupola a Brunelleschi comporta la gravosa responsabilità di dover pensare in grande, proponendo opere che possano competere, con ragionata ambizione, con quanto ci è stato lasciato da coloro che hanno fatto di Firenze un tesoro dell'umanità. Dovendo perciò evitare di rimanere immobili nella contemplazione attonita e sterile della perfezione del passato, ma misurandoci continuamente con essa, è inevitabile e rischioso scommettere sul futuro prospettando la realizzazione di opere che possano ambire ad armonizzarsi con i delicati equilibri del consolidato panorama artistico fiorentino. E' con questo stato d'animo, misto di entusiasmo e di ansia, che nel settembre del 1998 abbiamo acquisito il settecentesco Teatro degli Intrepidi da destinare al raddoppio degli spazi espositivi del Museo dell'Opera. A questo scopo quattro illustri architetti, Gae Aulenti, Santiago Calatrava, Vittorio Gregotti e Adolfo Natalini, sono stati invitati ad offrire idee e suggerimenti per inventare prospettive e dimensioni nuove in una struttura antica, rigenerando un teatro del Settecento in un museo del XXI secolo. I progetti sono risultati tutti affascinanti e suggestivi, e scegliere è stato un compito arduo. Ha prevalso, infine, la volontà di realizzare un ambiente che non sia soltanto un bel contenitore di opere d'arte, ma che costituisca esso stesso un'opera d'arte che possa restare nel tempo a confrontarsi degnamente con quanto esposto al suo interno. Fra le quattro proposte presentate, ci ha convinto l'idea di Santiago Calatrava di ricreare all'interno del teatro la suggestione delle linee architettoniche di una cattedrale: linee che hanno la funzione di evocare il respiro e lo slancio, non soltanto estetici ma anche, e soprattutto, ideali, di una struttura che avvolga il visitatore in un'atmosfera di profonda religiosità che trascende il mero percorso museale, e lo inviti ad un coinvolgente viaggio nel tempo e nello spazio, introducendolo nel contesto spirituale che ha ispirato e generato tanti capolavori. Auspichiamo che i fiorentini per primi, e quindi i visitatori di tutto il mondo, confortino con il loro apprezzamento l'intento dell'Opera di consegnare ad essi ed ai loro figli una realizzazione nuova ed audace, che possa compararsi, senza reverenziali timidezze, col passato e che sia, nel contempo, un segno significativo dei nostri giorni. |
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Anna Mitrano |
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| L'ampliamento del museo dell'Opera offre la possibilità di riconfigurare l'assetto organizzativo dell'intero museo. L'aggiunta di un'area così vasta impone infatti l'attribuzione di nuovi importanti spazi espositivi alle opere di maggior pregio, in modo da valorizzare capolavori come la Pietà di Michelangiolo, l'antica facciata del Duomo di Arnolfo di Cambio, le porte del Battistero di Andrea Pisano e Lorenzo Ghiberti, la Maddalena di Donatello. |
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Nella foto grande:
Bozzetto del progetto vincitore di Santiago Calatrava |
| L'idea che è alla base dell'ampliamento del museo vuole espressamente creare degli spazi espositivi che "mettono in scena" le opere: questi spazi non sono contenitori per frammenti storici, ma vogliono rispecchiare e riprendere distanze, punti di vista e proporzioni che richiamano la collocazione originaria delle opere stesse. In questo senso sono da seguire gli sforzi progettuali per ricomporre nella sua estensione reale l'antica facciata della Cattedrale, con tutte le opere ed i frammenti esistenti. |
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Idea di Vittorio
Gregotti
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E' opportuno sottolineare quanto sia importante poter osservare tali statue e frammenti nella posizione che occupavano originariamente sulla facciata, così da cogliere le prospettive da cui potevano essere osservate all'epoca. Creando una "navata laterale" che va a posizionarsi lungo l'asse longitudinale dell'ex teatro, la ricostruzione dell'antica facciata diventa tecnicamente attuabile e leggibile da un punto di vista formale. Lo spazio creato non soltanto mette in risalto la facciata - che può essere ammirata anche dal piano superiore grazie alla galleria posta all'altezza del primo piano del vecchio museo - ma allo stesso tempo funge da zona centrale di smistamento. Diventa insomma uno spazio "preambolo" della "navata centrale", che costituirà lo spazio espositivo più importante del museo. Passando attraverso le tre porte dell'antica facciata si giunge nella navata centrale dove saranno esposte le opere del Battistero e del Campanile e, come figura centrale, collocata nell'abside di fronte alla Porta del Paradiso, la Pietà di Michelangiolo. L'idea progettuale apporta al nuovo museo dell'Opera un nuovo centro spaziale e distributivo tra vecchio e nuovo. |
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Santiago
Calatrava
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IL GIORNO
CHE FIRENZE VEDRA'...
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L'acquisto da parte dell'Opera di Santa Maria del Fiore nel 1998, primo anno della presidenza di Anna Mitrano, del vasto spazio già sala del Teatro degli Intrepidi (spazio contiguo al museo attuale e da tempo utilizzato come garage) è stato un evento che non è esagerato definire "storico" o, meglio ancora, "strategico". Storico perchè un impegno finanziario di quella misura (undici miliardi di vecchie lire) non ha precedenti nella storia moderna dell'Opera, strategico perchè quell'acquisto è destinato a mutare sensibilmente l'assetto museografico cittadino. I benemeriti lavori di ingrandimento, ammodernamento e adeguamento tecnico condotti fra il 1998 e il 2000 da Luigi Zangheri e David Palterer hanno incrementato l'area espositiva del vecchio museo di circa un terzo. L'addizione, resa possibile dall'acquisto del 1998, permetterà il pratico raddoppio degli spazi utili. Soprattutto le misure fornite dal vasto invaso dell'antico teatro (degradato ma intatto nella sua spazialità) consentiranno di dislocare le sculture per assemblaggi analogici, allusivi alla loro antica collocazione in facciata o nelle nicchie del Campanile. Mentre manufatti monumentali come la Porta del Paradiso del Ghiberti potranno essere collocati in condizioni adeguate di ambientazione e di stacco prospettico. Quanto alla Pietà di Michelangiolo - ora mortificata e come compressa nello spazio esiguo che attualmente la ospita - potrà finalmente concludere la sua plurisecolare migrazione in una cornice degna di lei. Il giorno che vedrà realizzato il progetto di Santiago Calatrava (lo abbiamo scelto tra le altre proposte eccellenti perchè ci è sembrato fra tutti il più poetico, il più razionale, ma anche il più 'leggero" nella sua sigla inconfondibile), quel giorno Firenze potrà disporre di un museo davvero speciale. Speciale non solo per i capolavori che lo abitano e che rappresentano pagine fondamentali del più sommario manuale di storia dell'arte, ma anche perchè ospiterà un episodio eminente della grande architettura europea del XXI secolo. |
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Antonio Paolucci
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