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Una profonda e comune tristezza, assieme a timori e
apprensione, avvolge i nostri cuori in questi giorni difficili, in cui
ci giungono notizie e immagini di una guerra che un mondo sempre più piccolo
ci fa sentire molto vicina. Questa guerra è una tragedia per le popolazioni
colpite; mortifica le istituzioni internazionali; costituisce un'esca
pericolosa che rischia di destabilizzare ulteriormente l'equilibrio, già
così precario, del Medio Oriente e di ingigantire quell'estremismo e quel
terrorismo che vorrebbe estirpare.
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| Per costruire la pace, come spiegava Giovanni
Paolo II nel messaggio per la giornata mondiale della pace, occorrono certamente
strutture di pace, ma le strutture presuppongono gesti di pace da parte
delle persone; i gesti presuppongono gli atteggiamenti di pace, e la coscienza
della dimensione comunitaria universale. La religione è la forza principale
che ispira e suscita tali disposizioni interiori. Essa infonde fiducia in
Dio, e anche negli uomini creati a sua immagine. Di ciò ha dato luminosa
testimonianza il beato Giovanni XXIII con la Pacem In terris e con
tutto il suo concreto operare. Egli si trovava in un contesto internazionale afflitto da gravi disordini: le conseguenze di due guerre mondiali, gli oppressivi sistemi totalitari, la più grave e subdola persecuzione contro la Chiesa, il muro di Berlino, la crisi dei missili a Cuba. La pace sembrava impossibile, ma egli, come il nostro Giorgio La Pira, seppe sperare contro ogni speranza. Propose a tutti, con fiducia, come via della pace due concetti fondamentali: la difesa e promozione dei diritti fondamentali dell'uomo e l'esigenza di promuovere forme di autorità pubblica internazionale per tutelare il bene comune universale. Come cristiani siamo chiamati a seguire Prima di tutto una spiritualità di pace. Il tema della pace sia costante nel nostro dialogo con Dio. E' il proposito che vorrei suggerirvi con un bel testo di Madre Teresa di Calcutta: "Faremo di questo anno un anno particolare di pace. Per essere in grado di realizzare questo, parleremo molto a Dio e con Dio, e meno con gli uomini e agli uomini. Predichiamo la pace di Cristo, come lui ha fatto. Egli è andato in giro facendo il bene; non smise mai la sua opera di carità, perché i farisei e altri lo odiavano, o cercavano di distruggere l'opera del Padre. Egli continuava a fare il bene". Ecco,al di là delle parole che diciamo tra di noi, è necessario soprattutto rivolgersi a Dio, perché siano alleviate le sofferenze delle popolazioni e si convertano i cuori dei potenti a pensieri e opere di riconciliazione. "Pace a voi!" è il saluto del Risorto ai discepoli nel giorno della Pasqua. "Pace a voi!" è l'augurio che di cuore estendo a tutti voi che celebrerete la Pasqua del Signore, perché sappiate accogliere e portare nella vita di tutti i giorni questo dono così prezioso. + Ennio Antonelli |
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