La parola "Pasqua"
deriva dall'ebraico pesah, che significa passaggio. La Vulgata latina
tradusse questa parola con l'espressione "transitus Domini"
(passaggio del Signore). In aramaico la parola è pas.ha,
che diede origine al greco a al latino pascha. Un'altra interpretazione,
diffusa nei secoli passati, fu quella di "pasqua-passione",
da "patire" (in greco: pàschein).
La Pasqua è la festa ebraica più importante, ed ha radici
antichissime e complesse: risalgono ai tempi di Canaan e dei patriarchi
usanze come l'immolazione degli agnelli novelli, abitudine dei pastori
nomadi, o l'uso dei pani azzimi, proprio dei popoli agricolo - sedentari.
Entrambi i riti servivano per offrire a Dio le primizie dei greggi e
dei raccolti, sottolineando il passaggio alla primavera. Israele associò
a queste ricorrenze cosmiche il "memoriale" di Dio liberatore
del suo popolo, e la celebrazione dell'Alleanza sul Sinai. La festa
della natura che rinasce viene così a ricordare il fatto che
Jahve "passò oltre" le porte degli israeliti nell'ultima
piaga inflitta agli egiziani, e il passaggio attraverso il Mar Rosso,
dalla schiavitù alla libertà. Nel Nuovo Testamento la
Pasqua è fondamentale per comprendere l'opera salvatrice di Cristo
e l'Eucarestia. Come afferma Giovanni (Gv. 13,1), Gesù, "prima
della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare
da questo mondo al Padre..." come vero Agnello pasquale, affronta
l'esodo, il passaggio supremo, e, con la sua morte e risurrezione, offre
il sacrificio definitivo, realizzando la Nuova Alleanza di Dio con l'umanità,
e dando origine al nuovo popolo, la chiesa, sua sposa e suo Corpo. S.Paolo
mette in luce che la Pasqua ha ora un nuovo significato per i cristiani:
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato (1 Cor 5,7-8), ed è
passato dalla morte alla risurrezione perchè ogni credente in
lui, nel Battesimo e nell'esistenza di ogni giorno, passi dalla morte
del peccato alla vita nella grazia.

Come gli ebrei celebrano
ogni anno, nella cena pasquale, il memoriale della loro Pasqua-esodo,
anche i cristiani ebbero dal Signore, durante la cena pasquale, il comando
di celebrare il memoriale della "sua" Pasqua, cioè
l'Eucarestia. Così, già a partire dalla metà del
II secolo, la comunità cristiana, oltre la Pasqua settimanale
della domenica, giorno della Risurrezione, celebra ogni anno la solennità
pasquale.
Quest'ultima, dopo un periodo di usi diversi per l'oriente e l'occidente
che dette origine alla cosiddetta "controversia pasquale",
fu fissata dal Concilio di Nicea (nel 325), non il 14 del mese di nisan,
alla maniera orientale, ma secondo l'uso romano: la Pasqua sarebbe stata
celebrata da tutti la domenica seguente il primo plenilunio dopo l'equinozio
di primavera, che fu fissato al 21 marzo (invece che al 25, come nel
calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare nel 45 a.C.
Nel 1582 il Papa Gregorio XIII corresse il calendario. Le Chiese orientali
non accettarono però la riforma gregoriana, e si ricreò
la differenza per cui l'oriente cristiano celebra la Pasqua, normalmente,
alcuni giorni dopo l'occidente. Oggi, nella liturgia romana restaurata
dal Concilio Vaticano II, la Pasqua è al centro del tempo sacro:
"Il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende
al vertice dell'anno liturgico... La preminenza di cui gode la domenica
nella settimana, la gode la Pasqua rispetto al corso dell'anno"
(NCG 18; cfr. SC 5.106). La Pasqua ... è la festa delle feste
e la solennità delle solennità... II mistero della risurrezione,
nel quale Cristo ha annientato la morte, permea della sua potente energia
il nostro vecchio tempo, fino a quando tutto gli sia sottomesso"
(CCC 1196).
La festa si prolunga prima di tutto in una solenne "ottava",
che termina con la domenica in albis, e poi in altre sei settimane,
fino a completare il numero di cinquanta giorni, con la festa di Pentecoste.