Viaggio museo Opera del Duomo
Questo è un invito a coloro che leggono non ad una visita al museo, ma ad un tranquillo viaggio all'interno di "un posto pulito, illuminato bene", per dimenticare, almeno per un po', gli affrettanti labirinti virtuali dei tempi computerizzati in cui ci e dato vivere. Come l'astronauta dell'odissea di Kubrick, al termine della sua folle corsa nel tempo e nello spazio, si ritrova in una nuova, antica dimensione finalmente reale così il viaggiatore all'interno del museo riprende fiato e riscopre quanto sia dolce perdere tempo, con pigra lentezza, dove "tutto, laggiù è ordine e bellezza / lusso, calma e voluttà." Così, è piacevole pensare il rinnovato Museo dell'Opera come un riparo, lontano dalle fredde piogge di un di fuori inquinante, in cui potersi rifugiare, al solido calore di un bosco di marmi ed immaginarlo come un archivio di "scarti" che, nel corso del tempo, la volubilità del gusto o la prepotenza del potere hanno effettuato nel babelico intrico della storia dell'arte.
Tutto iniziò nel 1587, quando Francesco de' Medici ritenne che le statue di Arnolfo non fossero adeguate alla perfezione dei suoi tempi ed ordinò il frettoloso sfascio della facciata del Duomo, obbligando, così, i suoi posteri a segregare in museo un intero repertorio d'arte medievale. Un'improvvisa, prematura morte non consentì però, di placare le ansie di esteta del Principe nelle progettate armonie architettoniche del Buontalenti, punì il sacrilegio e costrinse la nemesi a cimentarsi, tre secoli più tardi, nella riproposizione di una nuova, ineluttabilmente gotica, facciata per Santa Maria del Fiore.
Bassorilievo
Per non smentire la sua nobile ascendenza, Cosimo III nel 1688 ritenne, anch'egli, che le strutture architettoniche della Cattedrale non fossero all'altezza della magnificenza di un Medici e smembrò le cantorie che Donatello e Luca della Robbia avevano modellato troppo anguste per nozze di principi.
Testa
Così dopo l'arte plastica del trecento, anche quella del quattrocento poteva essere "archiviata", prima nei depositi dell'Opera e, successivamente, in museo.Un altro tipo di rifiuto, e di ben altra provenienza e motivazione, èquello che riguarda "La Pietà", che Michelangelo, ormai vecchio, aveva pensato per la propria tomba, ma che, poi, non riuscendo o non volendo finire, oberato dalla fatica fisica o da dubbi metafisici, aveva tentato di distruggere.

Questo vero e proprio testamento spirituale ed artistico, fortunosamente sopravvissuto al suo creatore che, non per caso, in esso si è effigiato, ha peregrinato da Roma a Firenze e, poi, da San Lorenzo a Santa Maria del Fiore, arenandosi, vent'anni fa, in museo, per riposare, purtroppo solo temporaneamente, in attesa della sistemazione prossima ventura negli ampi spazi dell'ex Teatro degli Intrepidi, acquistato espressamente per dare la pace ed un approdo finale a questa nostra "zattera della Medusa".
Così il destino, o chi per esso, ha arricchito il nostro "archivio" anche con un capolavoro assoluto dell'arte del cinquecento.
Quando, poi, non sono bastati gli uomini, principi o geni, ad allargare i limiti della collezione del museo, ci ha pensato la natura. L'acqua del 1966, tracimando in Battistero, ha costretto al restauro ed al conseguente ricovero museale della Maddalena di Donatello e della porta del Paradiso di Ghiberti.

L'inquinamento dell'aria, frattanto, aveva già provveduto a fare la sua parte costringendo a sostituire con copie tutto l'arredo plastico del Campanile. Ora, al riparo dall'ingiuria di Branduchi e di ossido di carbonio, opere d'arte obsolete, denigrate, rifiutate, duplicate, alluvionate, finalmente riposano, come ossi di seppia levigati ed espulsi da un mare disattento. A noi dell'Opera è dato di proteggerle e di mostrarle. Abbiamo cercato di farlo nel migliore dei modi possibile perché, in più, le amiamo.
Madonna con bambino

Patrizio Osticresi