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Carissimi,
questo nostro ideale
incontro avviene proprio su una testata dedicata al Duomo che, mediante
la sua cupola, come notava Giorgio La Pira, sembra visivamente dialogare
nel panorama urbano, al di sopra dei tetti, con la torre di Palazzo
Vecchio, centro del potere civile. Fu l'armonia della comunità
ecclesiale e della società civile a renderne possibile la costruzione,
e religiose e civili ne furono le motivazioni, essendo stato voluto,
come attesta un antico documento, "a onore e lode di Dio e della
Beata Vergine Maria e a onore del comune e del popolo di Firenze e a
ornamento della città". Mentre si eleva verso il cielo,
il Duomo sembra voler raccogliere in unità tutte le case e tutte
le famiglie; mette così in risalto emblematicamente la missione
della Chiesa nella sua duplice dimensione di testimoniare "la speranza
che ci attende nei cieli" e di promuovere su questa terra la comunione
fraterna e i valori di autentica umanità, "tutto quello
che è vero, nobile e giusto".

La stessa fede che muove i cristiani a "cercare le cose di lassù"
li impegna, anzi li obbliga ancora di più, a prendersi cura delle
realtà terrene, rendendoli forza vitale della società
e "anima del mondo".
E' per questo che la Chiesa di Firenze attraverso i secoli ha dato sostegno
e ispirazione a una grande tradizione di libertà, partecipazione,
laboriosità, solidarietà sociale e, soprattutto, di cultura
e di arte, patrimonio inestimabile per l'intera umanità. E, nella
stessa prospettiva, in un tempo di rapido e profondo cambiamento come
il nostro, ha continuato fino ad oggi a dedicare la sua attenzione ai
valori fondanti della convivenza civile e ai problemi della gente, su
sollecitazione assidua e sapiente di Sua Eminenza il Cardinale Silvano
Piovanelli.
Con la simbolica consegna del pastorale egli mi ha trasmesso, anche
visivamente, la guida e la responsabilità di questa nobile Chiesa.
Qualche tempo fa ha promesso che continuerà a seguire il nostro
cammino "dalle rive della preghiera". Sono certo che la nostra
comunione fraterna testimonierà che, pur cambiando e succedendosi
i Vescovi, il Pastore in definitiva rimane uno solo, Gesù Cristo.
Da parte mia avrò cura che la comunità cristiana proceda
ancora nella stessa direzione, ascoltando molto, proponendo iniziative
e itinerari di formazione secondo la dottrina sociale della Chiesa,
favorendo il confronto tra i molteplici soggetti culturali, sociali,
economici e politici del territorio, incoraggiandoli a sviluppare progettualità
e a trovare convergenze, nonostante le difficoltà derivanti dalla
complessità e dal cambiamento.
Mi auguro che questo nostro incontro sia il primo di tanti altri, e
che sia l'inizio di un dialogo e di un'amicizia. Ed ora rivolgiamoci
a Dio, uniti nella preghiera perché, come diceva ancora La Pira,
"questa Firenze che tutti amano" possa offrire ancora ai popoli
della terra "un dono di bellezza, di cultura e di speranza".
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